News

LEGALFOR

Il Caso Poltrona Frau: Contraffazione di modello e violazione di diritto d’autore

legalfor.fw

 

 

 

 

Con la sentenza del 5 ottobre 2017, il Tribunale di Milano, Sez. Specializzata in materia d’impresa, si è espressa circa l’interpretazione delle fattispecie di “contraffazione di modello” e di “violazione del diritto d’autore” di prodotti del design industriale.

 

L’origine del procedimento è da rinvenire nella controversia sorta fra Poltrona Frau S.p.A. e Baxter S.r.l., quest’ultima convenuta in giudizio insieme a Banca Piccolo Credito Valtellinese ed alla terza chiamata Cinearredo Italia. Nell’aprile 2014, la nota azienda italiana, operante nel settore dell’arredamento di interni, era venuta a conoscenza del fatto che Baxter Srl avesse curato gli arredi dell’Auditorium del Centro Servizi del Gruppo Credito Valtellinese a Milano, allestendolo con presunte sedute identiche alla “Poltrona Pitagora”, oggetto del diritto di privativa di Poltrona Frau. A detta dell’attrice, in primo luogo Baxter Srl aveva contraffatto il modello registrato di propria titolarità, avente ad oggetto la Poltrona Pitagora; in secondo luogo, aveva violato la norma di cui all’articolo 2598 commi 1 e 3 Codice Civile, posto che aveva imitato in modo servile la suddetta poltrona; aveva, inoltre, posto in essere atti di concorrenza sleale ai danni dell’attrice, idonei a sviare la clientela ed a fornire a se stessa un indebito vantaggio. Poltrona Frau ha, conseguentemente, proposto azione di condanna nei confronti delle convenute per la contraffazione del modello italiano n. 0000069133, avente ad oggetto il design della poltrona Pitagora, per violazione del Diritto d’Autore, nonché azione di condanna nei confronti di Baxter per commissione di atti di concorrenza sleale, con inibitoria nei confronti della stessa alla produzione e commercializzazione delle poltrone prodotte in contraffazione. Infine, l’azienda italiana ha chiesto al Tribunale milanese di ordinare a Banca Piccolo Credito Valtellinese di rimuovere le poltrone dall’Auditorium, e l’inibitoria dall’acquisto e/o utilizzazione dei modelli effetto di contraffazione.

Il Tribunale di Milano ha, in primo luogo, proceduto ad accertare la validità del modello avente ad oggetto il design della poltrona “Pitagora Theater”. In relazione a tale profilo, il Collegio giudicante ha ritenuto che Baxter Srl non abbia efficacemente dimostrato che il suddetto modello non fosse nuovo e/o non possedesse carattere individuale al tempo della registrazione, avvenuta, da parte di Poltrona Frau, nel 1994. La convenuta, infatti, ha allegato una serie di modelli di sedute precedenti a quella oggetto della controversia che, già prima facie, appaiono come totalmente differenti dalla poltrona Pitagora: mancano, in particolare, quei tratti individualizzanti che creano un’impressione generale differente, anche per un osservatore non informato. Occorre considerare che “l’impressione generale è determinata dalla complessiva interazione delle singole parti con il tutto” [1].

Dal confronto del modello di proprietà di Poltrona Frau con quello installato nell’Auditorium di Creval, secondo il giudizio del Tribunale, emerge la prova della contraffazione, poiché “le caratteristiche individualizzanti della poltrona Pitagora sono state riprodotte in quella commercializzata da Baxter e Cinearredo”. Il disegno successivo, per non costituire contraffazione, deve, quindi, possedere una reale autonomia rispetto agli elementi che conferiscono un particolare carattere individuale al modello protetto, con la conseguenza che, quando tale carattere coincida, il secondo modello è contraffazione del primo unicamente qualora non produca nell’utilizzatore informato un’impressione generale diversa. Nel caso di specie, si è verificata esattamente tale riproduzione delle caratteristiche individualizzanti, rappresentate, nello specifico, dall’insieme delle linee della seduta con il bracciolo dalla forma trapezoidale, allungato sino ai punti di fissaggio.

 

Per quanto riguarda l’analisi del “valore artistico” del modello Pitagora, il Collegio giudicante ha preso le mosse dall’art. 2 comma 1 n. 10 della Legge sul Diritto d’Autore, il quale riconosce tutela autoriale alle opere del disegno industriale “che presentino di per sé carattere creativo e valore artistico”. I prodotti del design industriale – a titolo esemplificativo, mobili e complementi d’arredo – possano essere oggetto di tutela ai sensi della Legge sul Diritto d’Autore[2].

Carattere creativo e valore artistico sono elementi costitutivi oggetto di acceso dibattito in dottrina in quanto non ricevono una specifica definizione a livello normativo. Il primo requisito, richiesto per la tutela di qualsiasi opera è stato tipizzato da una giurisprudenza consolidata. Viceversa, il “valore artistico” rappresenta un parametro relativamente nuovo e necessario per la tutela degli oggetti di Design.

Il carattere creativo di un’opera non implica la novità assoluta della stessa, bensì, corrispondendo alla manifestazione del modo personale dell’autore di rappresentare la realtà, non coincide con quello di originalità e novità, intese in senso assoluto. Quindi è da riferirsi alla personale ed individuale espressione di un’oggettività manifestata mediante una delle categorie elencate all’art. 1 della Legge sul Diritto d’Autore.

Secondo la giurisprudenza italiana esiste uno specifico parametro per individuare il suddetto valore artistico, limitando così la valutazione discrezionale del giudice. Tale criterio è riscontrabile nel riconoscimento ed apprezzamento dell’opera presso ambienti culturali; l’esposizione in mostre o musei; la pubblicazione su riviste specializzate e non a carattere commerciale; l’attribuzione di premi; l’acquisto di un valore di mercato artistico e non in quello meramente commerciale[3].

In generale, quindi, si tratta del raggiungimento, da parte del bene, di un valore di mercato così elevato da trascendere quello legato alla sua funzionalità. In altre parole, è necessario che l’opera sia apprezzata non nel contesto ordinario in cui essa è abitualmente commercializzata ed esposta, ma generi interesse da parte di ambienti culturali in senso lato, quali, ad esempio, critici d’arte. 

Nel caso di specie, Poltrona Frau, a fondamento del valore artistico della propria opera di design, ha sostenuto che con tale seduta sono stati arredati alcuni teatri, cinema, auditorium e sale conferenze in Italia e all’estero. Tali forniture, effettuate per gli allestimenti di alcuni importanti teatri ed auditorium, provano il pregevole successo commerciale di cui ha goduto il modello in esame, ma non anche il riconoscimento del suo valore artistico, essendo confinati i detti riconoscimenti sul piano meramente commerciale.

In conclusione, il Tribunale di Milano ha ritenuto che il modello n. 0000069133, avente ad oggetto il design della sedia “Pitagora”, presenta carattere creativo, ma non valore artistico.

Conseguentemente, ha rigettato la domanda dell’attrice in merito all’accertamento della violazione del Diritto d’Autore, ma ha riconosciuto a favore dell’attore sia la contraffazione del suddetto modello italiano, sia la condotta riconducibile ad atti di concorrenza sleale da parte del convenuto.



[1] Così si è espresso il Trib. Di Torino, sentenza n.5302/2008.

[2] La tutela autorale del disegno industriale, oggetto della Legge n.633/1941, è stata introdotta nel nostro ordinamento nel 2001, a seguito del D.Lgs. 95/2001, a sua volta emanato in attuazione della Direttiva 98/71/CE.

[3] Oltre alla sentenza in esame, la giurisprudenza italiana si è attestata su tale criterio anche in altre pronunce recenti: ex multis, Trib. Milano 28.11.2017; Trib. Milano 22.11.2017; Trib. Torino 24.05.2017.