Aggiornamenti legislativi e giurisprudenziali - novembre 2018

NEWSLETTER MENSILE UPA

 

 




FTCC


Arriva il regolamento geo-blocking.

A partire dal  3 dicembre troverà applicazione il cd. regolamento geo-blocking, ossia il regolamento n. 2018/302/UE del 28 febbraio 2018, “recante misure volte ad impedire i blocchi geografici ingiustificati e altre forme di discriminazione basate sulla nazionalità, sul luogo di residenza o sul luogo di stabilimento dei clienti nell’ambito del mercato interno”.

Professionisti o “Dilettanti”?

Una tra le tante conseguenze dell’avvento di internet nelle nostre vite è stata l’erosione di distinzioni che credevamo granitiche. La pubblicità era quella che compariva su determinati mezzi, il resto erano opinioni personali; il venditore era il signore che ci accoglieva dall’altro lato del bancone, quando entravamo nel negozio; i giornali e i telegiornali davano notizie e commenti, e le chiacchiere si facevano al bar. Adesso i confini sono più liquidi: Istituzioni dello Stato e politici affidano i loro comunicati stampa ai social network, il bar del nuovo millennio; la pubblicità spesso assume la forma di un racconto personale (si veda l’articolo pubblicato su un recente numero della presente newsletter), e anche la distinzione tra venditori e “non-venditori” si è fatta più labile.

Il Tribunale UE sulle forme funzionali.

Il confine tra marchio registrabile e marchio non registrabile può essere particolarmente sottile in virtù della natura del prodotto, quando il segno risulti potenzialmente propedeutico all’ottenimento di un particolare risultato tecnico.
Della questione si è occupato da ultimo il Tribunale dell’Unione europea con sentenza del 24 ottobre 2018in causa T-447/16 relativa alla validità del marchio
registrato da Pirelli nel 2001, e destinato a distinguere pneumatici e ruote per veicoli.

Corte UE: nessuna tutela del diritto d’autore sul sapore del cibo.

Nella nostra professione di avvocati capita a volte di leggere delle sentenze interessanti, non tanto per quello che affermano in punto di diritto, ma perché trattano questioni pratiche che mai avremmo pensato sarebbero approdate in un’aula di tribunale e portate addirittura all’attenzione della Corte di Giustizia UE.
Ecco la storia in breve. C’era una volta un piccolo negoziante olandese creatore di un formaggio spalmabile con panna ed erbe aromatiche che aveva ceduto i suoi diritti di proprietà intellettuale su tale prodotto ad una società, che ne aveva iniziato immediatamente la commercializzazione con discreto successo. Accade ad un certo punto che un’altra azienda abbia la felice idea di produrre per una catena di supermercati nei Paesi Bassi un alimento similare.

Trust: irrevocabilità della compravendita.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28427 del 7.11.2018, ha respinto il ricorso della banca creditrice che aveva lamentato come la Corte d’Appello non avesse accolto la domanda di revocatoria dell’atto di compravendita di un immobile, facente parte di un trust, a motivo della mancata prova della scientia fraudis degli acquirenti (ossia della consapevolezza dell’idoneità dell’atto a pregiudicare le ragioni dei creditori) ed, in particolare, della mancata prova dell’effettivo pagamento del prezzo dichiarato nell’atto di compravendita (inferiore a quello di mercato) quale elemento da cui presumere la sussistenza della suddetta consapevolezza.



R&P Legal


La Suprema Corte del Popolo in Cina accerta la contraffazione del brand Ermenegildo Zegna; è il primo caso di tutela di un diritto di proprietà intellettuale straniero

Giunge inaspettata la decisione della Suprema Corte del Popolo Cinese che accerta la contraffazione del marchio Ermenigildo Zegna da parte del brand Yves Zegnoa.
La decisione emessa dalla Suprema Corte stravolge dunque le decisioni dei precedenti gradi di giudizio che avevano escluso la sussistenza di alcuna violazione e consente così al titolare del marchio Ermenegildo Zegna di porre fine alla vicenda che era pendente da ormai cinque anni. Un operatore cinese, infatti, commercializzava prodotti a marchio Yves Zegnoa enfatizzando unicamente l’ultima parte del brand e causando così un evidente rischio di confusione con il noto brand italiano, che gode di notorietà anche in Cina.



LegalFor


Stop del Garante all’invio di comunicazioni commerciali indesiderate su indirizzi PEC

Il provvedimento in oggetto concerne l’invio di comunicazioni indesiderate a contenuto promozionale su indirizzi di posta certificata di liberi professionisti, talora anche successivamente all’esercizio da parte dell’interessato del diritto di opposizione al trattamento dei propri dati personali.
L’intervento del Garante ha preso le mosse da talune segnalazioni di liberi professionisti, destinatari di email contenenti la notizia della pubblicazione di un bando di selezione per consulente reputazionale, l’invito a partecipare ad un webinar e articoli relativi alla società mittente.
 

Il Dec. Lgs. n. 101/2018 e le novità apportate in area sanitaria.

Il Dec. Lgs. n. 101/2018, di adeguamento del nostro ordinamento al Regolamento UE n. 679 del 2016 (anche detto "GDPR"), ha condotto l’ordinamento privacy italiano (disciplinato sino ad ora dalla Direttiva 95/46/CEE e dal Codice Privacy) alla nuova architettura legislativa adesso vigente, stabilendo cosa resta in vigore e cosa viene abrogato.
Il quadro giuridico è, quindi, composto oggi da: la disciplina del GDPR, il “nuovo” Codice Privacy (come emendato), gli articoli del Dec. Lgs. n. 101/2018 che danno indicazioni su come gestire la restante disciplina.

Il Regolamento Europeo e le novità apportate alle scuole

La figura del DPO è prevista per le autorità pubbliche e ogni qual volta i dati, trattati dal Titolare e dal Responsabile del trattamento, richiedano un monitoraggio su larga scala.
Lo scopo principale che ha portato alla nascita di questa figura è stato quello di far fronte alla crescente necessità di tutela dei dati personali dovuta all’incremento dei dati sensibili trattati dalle nuove tecnologie.



Studio Previti


Regolamento Agcom: nuovi strumenti di contrasto alla pirateria digitale

Con delibera n. 490/18/CONS del 16 ottobre 2018 l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha approvato le attese modifiche al regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica (“Regolamento”), esercitando i poteri che l’art. 2 della Legge europea 2017 (Legge 20 novembre 2017, n. 167) ha attribuito all’Autorità stessa, per un più efficace contrasto degli illeciti online.
In breve, le principali novità riguardano l’adozione di misure contro la reiterazione di violazioni già accertate e l’adozione di provvedimenti cautelari.

La contraffazione del marchio che gode di notorietà: il caso Gucci e i presupposti di tutela

La Sezione I della Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 17 ottobre 2018, n. 26000 è tornata sull’argomento relativo alla tutela di un marchio che gode di rinomanza e ai presupposti necessari perché questa sia riconosciuta.
La Guccio Gucci S.p.a. eccepiva l’avvenuta registrazione e utilizzazione da parte di un terzo di un marchio simile al proprio e ne chiedeva, pertanto, la dichiarazione di nullità con contestuale accertamento della contraffazione sia per rischio di confusione che per violazione della disciplina dettata in materia di marchio rinomato.

Pubblicato l’elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di valutazione d’impatto

Con il provvedimento n. 467 dell’11 ottobre 2018, il Garante pubblica l’elenco dei trattamenti che, ai sensi del paragrafo 4 dell’art. 35 del Regolamento (UE) 2016/679, sono soggetti a valutazione d’impatto.
In particolare, tenuto conto e allo scopo di specificarne ulteriormente il contenuto delle linee guida in materia di valutazione d’impatto sulla protezione dei dati del Gruppo Articolo 29 (WP 248, rev. 01) che hanno individuato nove criteri da tenere in considerazione ai fini dell’identificazione dei trattamenti che possono presentare un “rischio elevato”, il Garante ha predisposto un elenco delle tipologie di trattamento da sottoporre obbligatoriamente a valutazione d’impatto.

Data Breach: novembre nero per i sistemi di sicurezza informatici

Il mese corrente verrà senz’altro ricordato come uno dei più drammatici per la sicurezza informatica italiana e per la riservatezza di migliaia di utenti.
Il picco della “settimana nera” annunciata dal collettivo di attivisti hacker “Anonymous” contro obiettivi italiani si è fatto registrare, in particolare, nella giornata del 5 novembre.

Il “Rating reputazionale” non è vietato: la sentenza del Tribunale di Roma

Con sentenza n. 5715/2018, il Tribunale di Roma ha stabilito che la mancanza di una disciplina normativa sul ‘rating reputazionale’ non osta allo sviluppo di infrastrutture capaci di attribuirlo.
Nel caso di specie, una associazione impugnava il provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali inibitorio del sistema di elaborazione dei dati da questa sviluppato per quantificare la reputazione di individui, persone giuridiche ed enti, pubblici e privati, assegnando loro un vero e proprio “rating”.

Cassazione: rilevazione presenze con dati biometrici – Il Garante deve autorizzarla

La Suprema Corte di Cassazione con sentenza del 4 maggio 2018, depositata il 15 ottobre 2018, si è pronunciata sul trattamento dei dati biometrici dei dipendenti, attraverso un badge per rilevare la presenza.
La vicenda prende le mosse nel 2015, a seguito della sanzione inflitta del Garante Privacy nei confronti di una società specializzata nel settore dei servizi di igiene ambientale e raccolta differenziata ed indifferenziata, di un sistema di raccolta dei dati biometrici della mano per la rilevazione delle presenze dei dipendenti.

E’ fatto divieto di cedere i dati degli utenti whatsapp a facebook

Il Garante per la protezione dei dati personali con il provvedimento 9058572 del 4 ottobre 2018 chiude un’inchiesta avviata nel 2016. In particolare, nell’agosto dello stesso anno Whatsapp modificava termini e informativa sulla privacy, predisponendo la disponibilità per Facebook di una serie di informazioni concernenti i singoli account degli utenti Whatsapp.

Facebook di nuovo vittima degli hacker: violati 81 mila account

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica e gli hacker che rubano le chiavi di 30 milioni di account, ancora una volta, lo scorso novembre, Facebook è vittima di un attacco hacker ed a farne le spese sono almeno 81 mila utenti i cui log di chat sono stati venduti a 10 centesimi l’uno.
In realtà, questa volta sembrerebbe che il social network non sia stato violato, ma siano stati compromessi i browser con i quali gli utenti accedono al Social utilizzando estensioni manomesse. È così, infatti, che milioni di messaggi privati degli utenti sono stati monitorati e salvati da “agenti ostili”. A rivelarlo è stata la stessa BBC dopo aver scoperto il forum dove i log di tutte queste chat sono stati messi in vendita.

Tra cronaca e oblio la parola alle sezioni unite

Con ordinanza depositata lo scorso 5 novembre, la terza sezione civile della Corte di Cassazione ha sollecitato l’intervento delle Sezioni Unite, al fine di stabilire criteri univoci di bilanciamento tra diritto all’oblio e diritto d’informazione. L’occasione è stata fornita da un caso tipico, pervenuto all’esame della Suprema Corte, riguardante la pubblicazione ad anni di distanza, nel 2009, di un articolo su un caso di omicidio in ambito familiare verificatosi nel 1982. Il colpevole aveva nel frattempo scontato i 12 anni di reclusione a cui era stato condannato e, di fronte alla pubblicazione dell’articolo, aveva lamentato danni sia psicologici sia patrimoniali.

Post offensivi, il no dei social non deve bloccare le indagini

Se il social network non collabora nell’identificazione dell’autore dell’illecito, le indagini devono essere approfondite per individuare chi ha scritto il post. La battaglia contro il diniego di fornire gli indirizzi IP degli iscritti ai social network parte dalla Cassazione che, con la sentenza n. 42630 del 27 settembre scorso, ha imposto ai giudici nazionali di motivare adeguatamente le ragioni dell’archiviazione a carico del presunto autore della diffamazione on line.





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